Scorrendo la biografia di Morandi, si nota come egli si dedicasse all’incisione secondo scansioni temporali ben delineate. Per due anni ad esempio produceva un grande numero di lastre, poi magari passavano sei anni di abbandono della tecnica, per poi tornare a praticarla con veemenza
In una delle sue prime occasioni espositive importanti, la Biennale di Venezia del 1927, Morandi ritiene di partecipare soprattutto come incisore, presentando un numero di incisioni superiore a quello dei dipinti. Sintomo che in quell’anno, in quella fase della sua produzione, riteneva che il suo linguaggio fosse meglio rappresentato dalle incisioni. Il fatto di alternare periodi di inattività ad altri di intensa pratica dell’incisione, è dovuto alla necessità di affrontare alcuni problemi formali, di valore formale e valore chiaroscurale.
Gli anni ’27 e ’28 sono molto fervidi di prove incisorie: quei valori, sperimentati attraverso la trasfigurazione del bianco e nero, vengono poi trattati in pittura, perché aprono un campo sperimentale che a quel punto ha bisogno della sua indagine attraverso la materia del colore. In sostanza, quando lavora a qualche indagine nuova, in genere la affronta con l’incisione