Morandi:
l’arte incisa
È assolutamente necessario considerare la figura di Giorgio Morandi anche come incisore, poiché dedicò a questa tecnica un impegno costante, divenendone maestro e punto di riferimento per le generazioni successive. Infatti trattò l'incisione come ricerca artistica autonoma affrontandola con impegno pari a quello dedicato alla pittura, in un'epoca, in cui spesso la stampa era considerata un genere minore.
“Nessuno dei soggetti di Rembrandt interessava Morandi, ma potremmo anche dire che nessuno dei soggetti di Morandi interessa Morandi. Era il ‘lavoro’ artistico che costituiva il centro della sua attività, e che gli consentiva di avere un colloquio da contemporaneo anche con un artista di tanti secoli precedente, come Rembrandt”.
-Luigi Ficacci, curatore della mostra “Morandi e l’arte dell’incisone, Ferrara palazzo dei Diamanti, 5 aprile - 2 giugno 2009
Cesare Brandi, storico dell’arte, scrisse che Morandi “fu portato a trasferire nella pittura a olio la stessa riduzione del mezzo cromatico a due tonalità fondamentali”…
Questa dichiarazione è importantissima, ed è stata fondamentale per la mostra che un allievo di Brandi, Michele Cordaro, realizzò nel 1990 alla Calcografia Nazionale.
Che fu proprio l’occasione per affrontare – nel centenario della nascita dell’artista – l’attività incisoria di Morandi nella sua autonomia, partendo dall’indagine materiale e tecnica, dalla manipolazione delle matrici in rame. Questo proprio per dimostrare questo assunto di Brandi, che fu uno dei primi interpreti di Morandi a individuare nella sua produzione incisoria un’autonomia linguistica assolutamente equivalente a quella della pittura.
Non possiamo dire che l’incisione preceda la pittura, perché anche la pittura ha una sua autonomia linguistica molto forte; però sicuramente è una ricerca parallela, autonoma, che Morandi tiene molto riservata, mostrandola soltanto in momenti che ritiene strategici.
Scorrendo la biografia di Morandi, si nota come egli si dedicasse all’incisione secondo scansioni temporali ben delineate. Per due anni ad esempio produceva un grande numero di lastre, poi magari passavano sei anni di abbandono della tecnica, per poi tornare a praticarla con veemenza
In una delle sue prime occasioni espositive importanti, la Biennale di Venezia del 1927, Morandi ritiene di partecipare soprattutto come incisore, presentando un numero di incisioni superiore a quello dei dipinti. Sintomo che in quell’anno, in quella fase della sua produzione, riteneva che il suo linguaggio fosse meglio rappresentato dalle incisioni. Il fatto di alternare periodi di inattività ad altri di intensa pratica dell’incisione, è dovuto alla necessità di affrontare alcuni problemi formali, di valore formale e valore chiaroscurale.
Gli anni ’27 e ’28 sono molto fervidi di prove incisorie: quei valori, sperimentati attraverso la trasfigurazione del bianco e nero, vengono poi trattati in pittura, perché aprono un campo sperimentale che a quel punto ha bisogno della sua indagine attraverso la materia del colore. In sostanza, quando lavora a qualche indagine nuova, in genere la affronta con l’incisione