«La mia ipotesi è che la sua solitudine, il suo bisogno di riservatezza, la routine quotidiana e la ripetizione degli stessi temi per tutta la vita abbiano finito negli ultimi anni per farne un uomo davvero difficile, nel senso di caparbio, irascibile, diffidente.
E’ tuttavia possibile che, proprio come ogni città ha bisogno di un certo numero di scapoli, ogni periodo artistico abbia bisogno da qualche parte di un eremita rabbiosamente caparbio che borbotta sottovoce contro l’eccessiva semplificazione.
In arte la tentazione di riuscire gradito in maniera troppo facile è sempre in agguato; si accompagna al mestiere. La caparbietà degli eremiti, abituati al fallimento, è la grazia redentrice dell’arte. Prima di Morandi, nel diciannovesimo secolo, ci sono stati Cézanne e Van Gogh; dopo di lui, Nicholas De Staël o Rothko. Pittori molto diversi fra loro ma con un aspetto in comune: un costante (e per loro implacabile) senso dello scopo»
-Mario Luzi Mario Luzi, L’iniziazione a Morandi, in cat. della mostraOggetti e stati d’animo, cit., Brescia, Palazzo Martinengo, 1996